05/02/2022

Questo Pirlo non s’ha da fare

Oggi ci soffermiamo sull'insolita tendenza da parte di alcuni locali cittadini, la bizzarra pratica di boicottare l’aperitivo bresciano per eccellenza, il Pirlo.

Negli ultimi tempi abbiamo notato una strana tendenza presso alcuni locali cittadini, ovvero la bizzarra pratica di boicottare l’aperitivo bresciano per eccellenza, il Pirlo. 

Ma facciamo un passo indietro e torniamo con la memoria al 2017, anno in cui Rosie Schaap, sulle colonne del New York Times, definì il cocktail bresciano il più “cool” del momento. Merito di un nostro compaesano, che in un’estate romana fece conoscere alla giornalista l’amato Pirlo, creando una triangolazione Brescia-Roma-New York che fece clamore sulla stampa e ci riempì, seppur per poco, di un insolito orgoglio.

Ma allora come mai, questa ritrosia nel proporlo? Più di una volta ci è stato negato l’agognato aperitivo, con risposte secche o a volte con divieti dichiarati a caratteri cubitali su fredde lavagnette. “Noi il pirlo non lo facciamo!” oppure “Con tutti i cocktail che il nostro mixologist sa preparare, voi volete il pirlo?

Da dove nasce questa disaffezione? Forse dal nome buffo? Eppure uno dei calciatori più forti di sempre porta proprio quel nome. Oppure è la nostra strana consuetudine a non apprezzare i nostri prodotti e le nostre tradizioni?

Il nostro intento non è di fare polemica, ma instaurare un dialogo, raccogliere le testimonianze di alcuni di voi, e capire come mai questo PIRLO non s’ha da fare.

Tuttavia mi viene da proporre qualche spunto. Cosa ha un Aperol sour o una coca cola servita con limone e ghiaccio più del nostro amato aperitivo? Perché non è degno di accompagnare succulenti popcorn industriali o fettine di baguette surgelate? Cosa ha fatto per meritarsi questa ghettizzazione?

Forse non è abbastanza nobile per i moderni bartender? Forse rappresenta una bevanda troppo popolare? E allora perché non provare a giocare e divertirsi col pirlo? Usare bitter differenti, trovare un vino bianco fermo che ben si sposi col suddetto bitter, oppure destrutturarlo?

Ci sono tanti casi interessanti di lavoro su questo cocktail, ci piace ricordare per esempio il lavoro di Cesare Rizzini di Alimento e Michele Valotti della Madia che hanno creato insiemen il Sürlo, un’ interessantissima parafrasi della bevanda, che ha pian piano creato una tendenza. Perché non generare interesse con idee simili, e aiutare a creare un movimento di valorizzazione del Pirlo?

Non stupiamoci quando all’estero vediamo bere lo spritz, come mi è capitato recentemente in un viaggio nella culla mondiale del vino, la Borgogna. Evidentemente qualcuno ha creduto in quel brand, qualcuno è stato orgoglioso di proporlo ai turisiti e tanti si son fatti ambasciatori di quell’aperitivo. 

E allora diventiamolo anche noi ambasciatori del Pirlo, non denigriamolo, non sottovalutiamolo e non pensiamo di screditarci come professionisti quando lo si prepara dietro un bancone. E noi avventori non ci sentiremo in imbarazzo, o non sufficientemente raffinati per varcare la soglia dei vostri locali. 

Salute!

A cura di:

Francesco Spacagna