05/03/2022

Local food come veicolo di benessere e produttività aziendale

Migliori sono le condizioni lavorative del dipendente, maggiore sarà la produttività. Non siamo ovviamente noi a dirlo ma è il risultato di diverse ricerche pubblicate in questi anni. Ecco cosa ne pensa Brescia Nel Piatto.

Migliori sono le condizioni lavorative del dipendente, maggiore sarà la produttività. Non siamo ovviamente noi a dirlo ma è il risultato di diverse ricerche pubblicate in questi anni. L’ultima in ordine cronologico è sicuramente quella svolta dall’Osservatorio per il Territorio (OpTer) dell’università Cattolica con la collaborazione di Confindustria Brescia.

Sono state mappate le azioni di sostenibilità di oltre 350 aziende della provincia di Brescia, con una potenza occupazionale di 23mila addetti ed un fatturato complessivo di 12,4 miliardi di euro, numeri non certo irrilevanti. I risultati sono stati a nostro parere interessanti poiché hanno evidenziato l’effettiva marginalità delle attività aziendali focalizzate sull’incremento della sostenibilità in senso lato.

Particolarmente rilevanti sono gli approfondimenti sui diversi ambiti della sostenibilità:

  • ambientale
  • sociale interna
  • sociale esterna
  • di governance

Ciò che emerge è un semplice paradigma: performance economiche e propensione alla sostenibilità vanno di pari passo. Le realtà che ottengono migliori risultati di bilancio, infatti, sono anche quelle con maggiore propensione alla sostenibilità.

Sostenibilità che può assumere diverse forme ed operare attraverso diversi connettori. Potrebbe essere il miglioramento delle condizioni di salute dei propri dipendenti, valorizzando il proprio territorio a beneficio delle economie di prossimità? Certo che sì.

Come il local food favorisce il benessere dei dipendenti

Per non discostarci eccessivamente dal nostro intento comunicativo, scendiamo nel dettaglio della conversazione e capiamo i motivi per cui, secondo Brescia Nel Piatto, il local food incrementa il benessere del dipendente, andando ad impattare direttamente sulla produttività aziendale.

Per farlo, dobbiamo partire da alcuni presupposti, già ampiamente dimostrati da studi pregressi e che pertanto daremo per scontati.

Presupposti soggettivi

  • tutti tengono alla propria salute
  • tutti vogliono mangiar bene

Presupposti oggettivi

  • esiste una stretta correlazione tra cibo e salute
  • disponibilità e prezzi di prodotti salutari incidono sulle nostre scelte
  • il tempo è nemico delle buone pratiche

La prassi logico-statistica ci porta a desumere che nelle migliori condizioni, qualsiasi persona farebbe il possibile per curare la propria alimentazione ma fattori esterni interferiscono nei processi esecutivi inducendo all’assunzione di comportamenti ostativi: vorrei mangiar bene ma serve troppo tempo e servono troppi soldi.

Data per assodata la veridicità di entrambe le affermazioni, non possiamo ignorare il desiderio, conscio od inconscio, che ognuno di noi ha dentro di sé: mangiare bene, mangiare sano.

Scendendo in profondità, capiamo come poter contrastare i comportamenti ostativi che impediscono di realizzare il nostro desiderio.

Sono due i problemi che richiedono una soluzione:

  • carenza di tempo per reperire materie prime di qualità
  • carenza di tempo per cucinare piatti sani

Secondo l’OCSE il dipendente medio in Italia passa 1558,4 ore all’anno sul luogo di lavoro, se consideriamo circa 200 giorni lavorativi ed una durata media della giornata di 12 ore utili (es. dalle 8 alle 20), possiamo affermare che ci restano solo 4 ore al giorno per curare i nostri bisogni quotidiani, compresa la preparazione ed il consumo dei tre principali pasti (colazione, pranzo e cena).

Questi numeri ci hanno fatto riflettere portandoci alla seguente conclusione; la sola risoluzione del problema della reperibilità di materie prime consentirebbe a milioni di persone di migliorare la propria alimentazione e di conseguenza la propria salute.

Ecco che consumare prodotti locali diventa una scelta strategica in termini di tempo, soldi e salute. Ma come possiamo facilitare al quasi milione di bresciani di accedere facilmente a prodotti locali?

Il benessere fisico e mentale produce reddito

Lo psicologo israeliano e premio Nobel per l’economia Daniel Kahneman ha messo in dubbio quello che lui chiama il “paradigma neoclassico del PIL” a favore di una “Economia della Felicità”. Oggi il parametro di riferimento dell’efficienza aziendale è rappresentato dall’Ebitda (Earnings Before Interests Taxes Depreciation and Amortization), il margine operativo lordo.

Secondo alcuni incarna il perfetto indicatore di redditività ma secondo altri non è più in grado di assolvere la propria funzione, almeno non senza un adeguamento. L’adeguamento proposto ed ormai assunto dalle realtà più innovative e lungimiranti è l’introduzione del Fil, un “giovane” indicatore che rappresenta la “Felicità interna lorda“, ossia la valorizzazione dello stato di benessere privato del dipendente.

La credenza che i cittadini dei paesi con il più elevato rapporto Pil/pro capite siano anche i più felici e soddisfatti è decaduta da tempo. In questo contesto il cittadino americano medio dovrebbe essere il più felice in assoluto mentre il cittadino del Bhutan il più frustrato del globo, la realtà sappiamo tutti essere differente.

La felicità non può andare di pari passo alla produzione ed al mero possesso di beni, ma deve essere correlata in qualche modo alla vita aziendale, dove effettivamente trascorriamo il maggior numero di ore della nostra giornata.

La felicità di una popolazione aziendale è facilmente misurabile e per incrementarla esistono già degli strumenti come la formazione per la crescita del professionale, spesa pro-capite per attività sociali, culturali e sportive sostenute dall’azienda, strumenti i cui effetti ricadono direttamente nella sfera professionale.

Ma se l’azienda potesse fare la differenza anche nella sfera privata del dipendente, incidendo ancora di più sul benessere del singolo soggetti e di tutta la sua famiglia, il l’indice di produttività potrebbe subire una variazione positiva? A nostro parere sì.

L’azienda Ambassador del territorio e catalizzatore di benessere

Nelle nostre attività di brain storming abbiamo ipotizzato diversi scenari. Ciò che è emerso è qualcosa di veramente innovativo: l’azienda deve diventare Ambassador del proprio territorio per abbattere le barriere che impediscono di accorciare la filiera tra consumatore e prodotto locale.

Certamente l’azienda assumerebbe un ruolo che non gli spetta ma che si merita. Ogni impresa, piccola o grande che sia, ha già la responsabilità del sostentamento di decine, a volte centinaia di famiglie, chi meglio di lei potrebbe influenzare lo stile di vita dei propri dipendenti, ad esempio dandogli l’opportunità di accedere a prodotti locali direttamente in azienda?

Accollarsi anche questa responsabilità a prima vista potrebbe non essere sostenibile, potrebbe non esserci un interesse diretto, se non fosse per un piccolo particolare; dare la possibilità di portare sulle proprie tavole cibo di qualità, facendo risparmiare al dipendente tempo e risorse, migliorando nel contempo le abitudini alimentari di tutta le famiglia, è un ottimo punto di partenza per intervenire concretamente e positivamente sul benessere dei propri dipendenti.

La soluzione di Brescia Nel Piatto, prodotti e rete oltre alle buone pratiche

Fin dalla prima chiacchierata tra futuri soci di Brescia Nel Piatto,  l’impegno di fare impresa sulla valorizzazione del nostro territorio non è mai stato messo in discussione. Uno dei nostri obiettivi, oltre ovviamente ad essere il riferimento del food bresciano, è diventare facilitatori, per comunicare il territorio ai bresciani, ai turisti ed alle aziende di tutto il mondo e, sì, guadagnarci tutti in tempo, soldi e salute.

Qualunque impresa dovrebbe operare, per quanto possibile, in un’ottica di benessere e crescita economica della comunità in cui opera (dipendenti e territorio circostante), solo così è possibile contrastare la sperequazione della ricchezza, favorire il consumo di prodotti locali (quindi salutari) ed infondere le buone pratiche nell’alimentazione quotidiana.

Brescia Nel Piatto intende portare i prodotti locali a tutti i cittadini, introducendo come stakeholder le aziende bresciane indipendentemente dalla dimensione o dal codice ATECO, possibilmente senza gravare sui bilanci di esercizio.

Come?

La risposta è economia di prossimità con il modello ZTF (Zero To Food) proposto da Brescia nel Piatto.

Stay tuned!

A cura di:

Fabio Vezzoli