05/30/2022

Il modello aziendale “Zero To Food” di Brescia nel Piatto

Negli ultimi due anni abbiamo assistito allo stravolgimento delle abitudini di milioni di italiani. Abbiamo imparato a vivere senza distrazioni, a capire che non sono necessarie grandi cose per essere felici, prima fra tutte godere di buona salute.

Ci siamo fermati e ci siamo guardati intorno, riscoprendo i piccoli piaceri come prendersi cura di sé, coltivare l’orto, chiacchierare con i propri figli e cucinare! La dimensione in cui eravamo abituati a vivere si è ridimensionata a tal punto che la sensazione latente di dover fuggire dalla frenesia quotidiana è praticamente scomparsa. Ciò di cui a avevamo bisogno era tutto lì, a portata di mano.

Pochi mesi fa ho letto un articolo illuminante che ha generato una serie di pensieri che vorrei divenissero un progetto, o meglio, un modello di Brescia nel Piatto.

L’articolo parla di 15 minutes city, un modello proposto da Carlos Moreno, docente della Sorbona di Parigi che introduce la concezione dell’idea di prossimità all’interno delle città, orientata allo sviluppo
sostenibile. Lavoro, negozi, assistenza sanitaria, istruzione, benessere, cultura e il divertimento, devono essere dislocati a non più di 15 minuti a piedi o in bicicletta dal proprio domicilio.

Una visione forse utopica e difficilmente attuabile per le città di oggi ma molto fattibile per quelle del futuro, a patto che progetti, infrastrutture e visione siano tutte orientate in tal senso.

Prossimità al centro

E’ chiaro che l’elemento fondante del modello “15 minutes city” sia la prossimità, un termine che a Brescia nel Piatto sta molto a cuore perché incarna l’essenza della nostra azienda. Scelte quotidiane di prossimità, sono decisioni a favore del territorio, dell’ambiente, della famiglia e della comunità in generale.

La mia prima domanda nasce da una riflessione: cosa possiamo fare qui e oggi, senza dover stravolgere ed adattare le infrastrutture locali così come proposto per la “15 minutes city”? Come possiamo realizzare qualcosa di impattante con tempi e costi fattibili?

Quotidianamente centinaia di migliaia di bresciani si recano a lavoro nella propria azienda (intesa come “fabbrica”) seguendo un tragitto per raggiungere sempre lo stesso luogo, ogni giorno. In quest’ottica il luogo di lavoro rappresenta oggi un riferimento per le micro-comunità che la compongono.

Il concetto di prossimità di Carlos Moreno può applicarsi ad una azienda di medio-grandi dimensioni anziché ad una città?

A mio parere sì, possiamo conferirgli lo status di “15 minutes company” ed assegnargli un ruolo attivo nel miglioramento della salute delle persone. Dopo una serie di considerazioni, siamo giunti alla definizione di un nostro modello, una proposta che rappresenta un primo passo verso una soluzione universalmente condivisa.

Cos’è il modello “Zero To Food”

Un’alimentazione varia ed equilibrata è alla base di una vita in salute, un’alimentazione non corretta, al contrario, oltre ad incidere sul benessere psico-fisico rappresenta uno dei principali fattori di rischio per l’insorgenza di malattie croniche non trasmissibili. L’educazione alimentare rappresenta il primo ed efficace strumento di prevenzione a tutela della salute, tanto come azione quanto come prevenzione.” (Ministero della Salute)

Data la centralità nella vita delle persone, l’azienda a nostro parere ha l’opportunità di incentivare il consumo di prodotti locali semplicemente rendendoli più accessibili ai propri dipendenti, influenzando positivamente e direttamente la salute di ognuno di essi. Questo è un ruolo che l’azienda deve auto-assegnarsi perché può generare una serie di benefici diretti ed indiretti non indifferenti per l’azienda stessa, per la comunità e per il singolo, insomma tutti ne trarremmo benefici più o meno evidenti.

Alcuni benefici del modello “Zero To Food”

Definire a priori i vantaggi diretti e indiretti del nostro modello è forse il passaggio più semplice, fare interventi ad ampio raggio infatti permette di influenzare così tanti aspetti da rendere il bilancio positivo a priori. Ecco alcuni potenziali benefici apportati dal modello ZTF, alcuni a favore del singolo soggetto ed altri a favore dell’azienda:

  • accesso facilitato a prodotti locali di qualità
  • risparmio di tempo per l’approvvigionamento familiare
  • incremento del consumo di prodotti freschi
  • incentivo ad una corretta e sana alimentazione
  • supporto ai produttori locali
  • riduzione dei giorni di malattia e di permessi
  • rafforzamento del ruolo sociale dell’azienda
  • miglioramento della reputazione aziendale
  • rafforzamento del rapporto con la comunità locale

Proposte applicative del modello ZTF

Portare i prodotti alimentari di prossimità in azienda potrebbe essere più semplice di quanto si possa credere. Facile o complicato che sia, qualsiasi soluzione non può prescindere dalla condizione che l’azienda non ha né il tempo né le risorse per occuparsi dello sviluppo e applicazione di tale modello, pertanto è fondamentale limitare il suo impegno ad una semplice adesione all’iniziativa.

Il modello ZTF può realizzarsi attraverso diverse soluzioni:

  • vendita diretta dei produttori con mezzi propri, in area esterna di proprietà dall’azienda
  • vendita diretta dei produttori in uno spazio fisico attrezzato messo a disposizione dall’azienda ed esterno ad essa
  • progettazione di un servizio online di ordine e consegna presso i locali aziendali
  • local market organizzati in collaborazione con una o più aziende

Se associamo tali iniziative a concetti come benefit e welfare aziendale, il cerchio si chiude perfettamente.

Sono solo alcune proposte che a mio avviso posso essere pensate nell’ottica di una azienda medio-grande o di un gruppo di aziende in ottica di un progetto condiviso costruito sulla base di un buon rapporto di vicinato. Ad esempio, la grande azienda potrebbe aprire il spazio esterno dedicato alle proprie iniziative anche alle piccole aziende nei dintorni che non dispongono di un bacino sufficientemente ampio da giustificare una propria iniziativa.

Il come realizzare il modello ZTF è tutto da definire ed è possibile farlo solo avviando dei tavoli di confronto con i soggetti coinvolti.

Conclusione

Per definire quale sia la scelta migliore è necessaria un’analisi di fattibilità ed un primo progetto pilota che prevediamo di avviare entro la fine del 2022. Una cosa è certa, nel momento in cui scriviamo il territorio bresciano è composto da:

  • 291 aziende con +100 addetti
  • 124 aziende con + 200 addetti
  • 33 aziende con più di + 500 addetti

Per un totale di +70.000 persone potenziali destinatari dei benefici generarti dal modello Zero To Food di Brescia nel Piatto. A voi l’ardua sentenza.

Articolo a cura di:

Fabio Vezzoli

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